KEYNOTE SPEAKER · ADVISOR · DOCENTE

Studente.Cliente.Dipendente.Cittadino.Paziente.Persona.

Trent’anni tra impresa e formazione, guidati da una convinzione: le organizzazioni creano valore quando hanno un impatto positivo su ogni persona con cui entrano in contatto.

Pier Paolo Bucalo parla sul palco con un microfono
«Ciò che facciamo conta. Ma è come lo facciamo a determinare l’esperienza delle persone e, nel tempo, i risultati.»Pier Paolo Bucalo

Temi

Di cosa parla

Il fattore umano

Dietro ogni ruolo, una persona.Studente, cliente, dipendente, cittadino, paziente: nel corso della vita assumiamo molti ruoli, ma restiamo sempre esseri umani. Eppure, le organizzazioni tendono a frammentare la conoscenza delle persone in funzioni, processi e categorie.

Le risorse umane studiano i dipendenti, il marketing analizza i consumatori, le funzioni commerciali osservano i clienti. Spesso, però, queste conoscenze rimangono separate, nonostante riguardino le stesse persone.

Comprendere ciò che ci accomuna e ciò che ci rende unici permette di superare questa frammentazione e progettare esperienze migliori. Significa riconoscere che dietro ogni interazione con un’organizzazione c’è una persona, con bisogni, emozioni e aspettative che non si esauriscono nel ruolo che ricopre in quel momento.

Cosa porta a casa il pubblico

  • Comprendere perché dietro ogni ruolo c’è sempre una persona, con bisogni, emozioni e aspettative.
  • Riconoscere come la frammentazione delle conoscenze sul comportamento umano limiti l’efficacia delle organizzazioni.
  • Scoprire il valore di integrare competenze e prospettive diverse per progettare esperienze realmente centrate sulle persone.

Ideale per

Convention aziendali, convegni, incontri istituzionali e team di direzione.

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Prima la persona, poi il leader

La leadership comincia da se stessi.Si può essere un buon leader senza essere prima una brava persona? Guidare non significa soltanto fissare obiettivi, assegnare compiti e dare indicazioni. Significa anche ascoltare, assumersi la responsabilità dei propri comportamenti, guidare con l’esempio e costruire fiducia.

«Le tue azioni parlano così forte che non riesco a sentire ciò che dici.»

Un manager può dire di valorizzare le persone, ma sono le sue azioni quotidiane a dimostrare quanto quelle parole siano credibili. L’autorevolezza non deriva semplicemente dal ruolo ricoperto: si costruisce nella coerenza tra ciò che diciamo e ciò che facciamo.

E c’è una responsabilità spesso sottovalutata: non basta aver comunicato un messaggio. Occorre preoccuparsi di ciò che l’altro ha realmente compreso e dell’effetto che le nostre parole e i nostri comportamenti producono su di lui.

La buona leadership comincia quindi dal lavoro su se stessi, dalla consapevolezza del proprio impatto e dalla capacità di mettere le persone prima del proprio ruolo.

Cosa porta a casa il pubblico

  • Riflettere sul rapporto tra qualità umane, comportamenti personali e autorevolezza.
  • Comprendere perché guidare con l’esempio, ascoltare e prendersi cura delle persone costruisce fiducia.
  • Riconoscere che non conta soltanto ciò che diciamo o facciamo, ma l’effetto che produciamo negli altri.

Ideale per

Convention aziendali, eventi sulla leadership, manager e responsabili di team.

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Ottieni ciò che premi

Le persone e le organizzazioni tendono ad adattare i propri comportamenti a ciò che viene misurato e premiato. I sistemi di incentivazione possono tuttavia generare effetti distorsivi.Un sistema premiante può essere progettato con le migliori intenzioni e generare comunque effetti contrari a quelli desiderati: privilegiare la quantità rispetto alla qualità, alimentare competizione interna anziché collaborazione o migliorare un indicatore penalizzandone altri. Dal Cobra Effect ai sistemi di remunerazione dei CEO, un viaggio attraverso le conseguenze, spesso inattese, degli incentivi.

La sfida consiste nel capire non soltanto quali risultati vogliamo ottenere, ma quali comportamenti stiamo realmente incoraggiando per raggiungerli.

Cosa porta a casa il pubblico

  • Comprendere come i sistemi di incentivazione influenzano i comportamenti individuali e organizzativi.
  • Riconoscere le principali distorsioni generate da obiettivi, bonus e KPI, attraverso esempi concreti e casi reali.
  • Riflettere su come progettare sistemi premianti capaci di allineare comportamenti, qualità dell’esperienza e risultati organizzativi.

Ideale per

Convention aziendali, middle management, responsabili di funzione, direzioni HR, CEO e top management.

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I clienti non vengono prima

La Customer Experience è il volto esterno della cultura interna.Le aziende dichiarano di mettere il cliente al centro, ma spesso trascurano le persone che ogni giorno devono mantenere quella promessa.

L’esperienza del cliente non dipende soltanto dalla qualità del prodotto, dai processi o dalla tecnologia. Nasce anche dalle condizioni in cui lavorano i dipendenti, dalla cultura organizzativa e dai comportamenti che vengono incoraggiati o scoraggiati all’interno dell’azienda.

Leadership, autonomia, fiducia e sistemi di incentivazione influenzano il modo in cui i collaboratori affrontano i problemi, prendono decisioni e si relazionano con i clienti.

Per questo motivo, Customer Experience ed Employee Experience non dovrebbero essere gestite come due mondi separati. Non si può chiedere alle persone di offrire ai clienti un’esperienza che l’organizzazione non permette loro di vivere.

Cosa porta a casa il pubblico

  • Comprendere perché l’esperienza del cliente non può essere migliore di quella dei dipendenti che la offrono.
  • Riconoscere come leadership, autonomia e sistemi di incentivazione influenzano i comportamenti dei dipendenti.
  • Individuare le connessioni tra Employee Experience, Customer Experience e risultati aziendali.

Ideale per

Convention aziendali, direzioni commerciali, marketing, Customer Experience, HR e management.

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L’equità non è uniformità

È dare a ciascuno ciò che gli serve per crescere.Non tutti si motivano allo stesso modo. Un feedback che incoraggia una persona può bloccarne un’altra. C’è chi ha bisogno di autonomia, chi di rassicurazione, chi di una sfida e chi di una direzione chiara.

L’errore di molti manager è pensare che uno stile di leadership efficace con una persona debba funzionare altrettanto bene con tutte le altre.

Ma guidare significa innanzitutto conoscere: comprendere motivazioni, sensibilità, capacità e aspettative individuali. Lo stesso comportamento, le stesse parole e le stesse pressioni possono produrre effetti profondamente diversi.

Un buon leader sa quindi adattare comunicazione, motivazione, delega e feedback, mantenendo criteri condivisi e pari dignità per tutti.

Perché trattare tutti allo stesso modo non significa necessariamente trattarli equamente.

Cosa porta a casa il pubblico

  • Comprendere perché persone diverse reagiscono in modo differente agli stessi stimoli, messaggi e comportamenti.
  • Riconoscere l’importanza di adattare feedback, delega, motivazione e supporto alle caratteristiche individuali.
  • Distinguere tra uniformità ed equità, valorizzando l’unicità delle persone senza rinunciare a criteri condivisi.

Ideale per

Responsabili di team, middle manager, direzioni HR, convention manageriali e programmi di leadership.

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AI: al servizio di chi?

La tecnologia cambia il lavoro e le relazioni. Ma al servizio di chi la stiamo mettendo?Che cosa succede quando l’intelligenza artificiale sembra più empatica di molti medici? Non perché sia «umana», ma perché è sempre disponibile, ascolta senza fretta e usa parole gentili. Quando una macchina sembra prendersi più cura di una persona di quanto riesca a fare un professionista, il problema non è la macchina: è il sistema che abbiamo costruito.

Introdurre l’AI non migliora di per sé né la produttività né l’esperienza. Il suo vero impatto dipende da tre variabili:

Come viene usata dai dipendenti. Può liberare tempo e competenze, oppure erodere motivazione, autonomia e senso di responsabilità, quando supervisionare e correggere gli algoritmi diventa il vero lavoro.

Che impatto ha sull’esperienza dei clienti. Può rendere il servizio più rapido e accessibile, oppure più lento, freddo e impersonale. Al cliente non interessa la tecnologia: interessa come si sente trattato.

Perché viene introdotta dall’organizzazione. La differenza non la fa la tecnologia, ma l’obiettivo con cui la si adotta: ridurre i costi o servire le persone. La sfida non è scegliere tra persone e macchine, ma progettare una collaborazione in cui l’AI rafforzi competenze, autonomia e qualità delle relazioni, anziché indebolirle.

Cosa porta a casa il pubblico

  • Come l’AI cambia il lavoro di chi la usa: motivazione, autonomia e competenze dei dipendenti.
  • Come l’AI cambia l’esperienza di chi la riceve e quando l’automazione la migliora invece di peggiorarla.
  • Con quale obiettivo introdurre l’AI, perché sia al servizio delle persone e non solo dei costi.

Ideale per

Convegni e convention su innovazione e trasformazione digitale, incontri di leadership e direzione (CEO e top management), eventi dedicati a HR, Customer Experience e Customer Care.

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Dalla cura al prendersi cura

La qualità dell’assistenza non dipende soltanto dalle competenze cliniche, ma anche da come il paziente viene ascoltato, informato e coinvolto nel proprio percorso di cura.Un intervento clinicamente impeccabile non garantisce, da solo, una buona esperienza di cura. Un paziente può ricevere la terapia corretta senza averne compreso le ragioni, sentirsi poco ascoltato o non essere coinvolto nelle decisioni che riguardano la propria salute.

«Alle persone non importa quanto sai, finché non sanno quanto ti importa di loro.»

La Patient Experience comprende l’intero percorso di cura: dalla prima richiesta di informazioni alla diagnosi, dal trattamento al follow-up. Non coincide semplicemente con la soddisfazione del paziente, ma riguarda la qualità concreta dell’ascolto, delle interazioni, della comunicazione e del coordinamento tra professionisti. Tutto ciò può influenzare anche l’aderenza terapeutica, la sicurezza e gli esiti delle cure. Perché ogni atto medico è anche un incontro tra persone.

Prendersi cura significa pertanto integrare competenza tecnica e competenza relazionale, creando anche le condizioni organizzative perché medici e operatori possano dedicare alle persone l’attenzione necessaria. Non basta chiedere ai professionisti di essere più empatici: occorre progettare processi, ambienti e modelli di servizio che rendano possibile un’assistenza davvero centrata sul paziente.

Cosa porta a casa il pubblico

  • Comprendere perché la Patient Experience è parte dell’efficacia clinica, non soltanto della soddisfazione del paziente.
  • Riconoscere il valore della relazione terapeutica attraverso ascolto, comunicazione, empatia, compassione e coinvolgimento del paziente nelle decisioni.
  • Ripensare processi, cultura organizzativa e sistemi di misurazione per migliorare l’esperienza di cura, valorizzando anche il benessere di medici e operatori sanitari.

Ideale per

Convention e congressi sanitari, direzioni ospedaliere, medici e professionisti della salute, management di strutture sanitarie, università e percorsi di formazione medica.

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Ogni azienda ha gli azionisti che si merita

Il conflitto tra risultati di breve periodo e creazione di valore nel lungo termine.Chi determina davvero le priorità di un’impresa? La pressione sui risultati trimestrali e i sistemi di incentivazione dei CEO possono spingere il management a migliorare i numeri di oggi sacrificando il valore di domani.

Il problema non è il breve periodo in sé, ma quando diventa il fine: riduzioni dei costi, investimenti rinviati e politiche commerciali aggressive possono migliorare il trimestre, deteriorando però l’esperienza di dipendenti e clienti. Il danno non si vede subito, ed è questo a renderlo insidioso: quando arriva sui conti, chi ha preso quelle decisioni è già stato premiato e spesso ha già lasciato l’azienda.

Proprio per creare valore duraturo per gli azionisti, il CEO deve essere responsabile non solo dei risultati finanziari, ma anche dell’Employee Experience e della Customer Experience. E la relazione funziona in entrambe le direzioni: con le proprie scelte di governance e incentivi, anche l’azienda contribuisce ad attrarre azionisti orientati alla crescita sostenibile oppure investitori interessati soltanto al rendimento immediato.

Sui risultati finanziari esistono controlli indipendenti dal management. L’esperienza di dipendenti e clienti, invece, viene spesso misurata dalle stesse funzioni che ne rispondono, e nessuna funzione può certificare da sola il proprio operato. È qui che entra in gioco il Chief Experience Officer (CXO): monitora in modo indipendente EX e CX, segnala tempestivamente i rischi al vertice e collabora con HR e Marketing per migliorare le esperienze, senza sostituirsi alle loro responsabilità gestionali. La sua collocazione organizzativa deve conciliare indipendenza di giudizio ed efficacia operativa.

Il punto non è aggiungere una casella all’organigramma, ma portare nella governance il presidio di un rischio strategico che può distruggere valore molto prima di comparire nei bilanci.

Cosa porta a casa il pubblico

  • Comprendere come le aspettative degli azionisti e gli incentivi dei CEO influenzino l’orizzonte temporale dell’impresa.
  • Riconoscere perché gli effetti delle decisioni di breve periodo possono emergere con anni di ritardo, quando i risultati immediati sono già stati premiati.
  • Valutare come introdurre nella governance un monitoraggio indipendente di Employee e Customer Experience e le possibili collocazioni organizzative del Chief Experience Officer.

Ideale per

Consigli di amministrazione, CEO, investitori istituzionali, private equity e incontri sulla corporate governance.

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Pier Paolo Bucalo durante un panel all'Innovation Training Summit 2024 Pier Paolo Bucalo presenta La leadership di Agenzia Una sala conferenze piena durante un intervento di Pier Paolo Bucalo

Interventi

Palchi e conversazioni

Locandina dell'evento

22 ott 2026 · Città di Castello In arrivo

Dall’Algoritmo all’incontro: Turismo religioso nell’era dell’intelligenza artificiale

Speaker · Palazzo Vescovile, Sala Santo Stefano · 17:30

Locandina dell'evento

15 set 2026 · Roma

L’intelligenza artificiale: prospettive future e sfide per i consumatori

Speaker · Palazzo Merulana

Programma dell'evento

12 mar 2026 · Bari

Patient Experience Strategy

Lectio Magistralis · GVM Care & Research · Santa Maria Hospital

Locandina dell'evento

29 gen 2026 · Milano

Dalla cura al prendersi cura

Keynote Speaker · EDI / Confcommercio · MEET Digital Culture Center · Fondazione Cariplo

Locandina dell'evento

10 apr 2025 · Roma

Customer Centricity: la sostenibilità è morta?

Moderatore · Unione Nazionale Consumatori · Zest Hub

Locandina dell'evento

19 mar 2025 · Roma

Responsabilità sociale e leadership

Speaker · Università Europea di Roma

Locandina dell'evento

20 ott 2023 · Online

Clienti o dipendenti? Semplicemente esseri umani

Keynote Speaker · DigitEd / Intesa Sanpaolo

Locandina dell'evento

3 mar 2023 · Roma

La cultura organizzativa tra innovazione ed evoluzione

Speaker · Jefferson Wells / ManpowerGroup

Locandina dell'evento

10 ott 2019 · Milano

The Power of Purpose on People, Organisations and Society

Moderatore · IESE Business School / Boston Consulting Group

Profilo

Formazione ed esperienza

Pier Paolo Bucalo interviene alla Luiss Business School

Pier Paolo Bucalo ha dedicato gran parte della sua carriera alla strategia, al marketing e alle vendite. Nel corso degli anni, l’esperienza lo ha portato a riconoscere che i risultati aziendali possono essere sostenuti nel tempo solo quando sia i dipendenti sia i clienti sono soddisfatti. Questa convinzione guida il suo stile di leadership e il suo lavoro sulla human experience.

«Ciò che facciamo conta. Ma è come lo facciamo a determinare l’esperienza delle persone e, nel tempo, i risultati.»

È Managing Director di A12Lab, società di consulenza specializzata in strategia, persone e marketing, e Adjunct Professor alla Luiss Business School, dove ha progettato e coordina l’Executive Programme in Customer & Employee Experience Management ed è Direttore Scientifico del Master in Marketing & Customer Experience Management.

In precedenza è stato Country Manager Italia di IAG Loyalty, Vice President Marketing & Partnerships di UniCredit e Strategy Manager in Accenture a Londra.

In CDP Venture Capital è Presidente dell’Advisory Board del Fondo di Fondi VenturItaly II e Membro del Comitato Investimenti del Fondo Technology Transfer II. È inoltre Expert Evaluator della Research Executive Agency della Commissione Europea.

Ha conseguito una Laurea con 110/110 e lode in Scienze Politiche, indirizzo politico-economico, e un Dottorato di Ricerca in «Analisi economica, matematica e statistica dei fenomeni sociali» presso l’Università di Roma «La Sapienza». Ha conseguito un MBA alla Rotterdam School of Management. Ha completato un Senior Executive Programme presso IESE Business School a New York.

Parla correntemente italiano, inglese e spagnolo.

Referenze

Scelto da

  • Acea
  • Acinque Energia
  • BNL
  • Ferrovie dello Stato
  • GVM Care & Research
  • Intesa Sanpaolo
  • Jefferson Wells
  • Luiss Business School
  • LUMSA University
  • Mondo Convenienza
  • SACE
  • Sara Assicurazioni
  • Tinexta
  • Unione Nazionale Consumatori
  • Unipol

Quando non lavora?

Pier Paolo dedica tempo ed energie a iniziative imprenditoriali e non profit che condividono un obiettivo: contribuire alla crescita delle persone e generare un impatto positivo sulla società.

Ha co-fondato 123buffet.com, una società benefit che coniuga iniziativa imprenditoriale e responsabilità sociale. Collabora inoltre pro bono come advisor e formatore con E4Impact Foundation, a sostegno dell’imprenditorialità africana, ed è mentor per PWN Rome, impegnata nella crescita professionale delle donne. Ha anche fatto parte per sei anni del Board of Directors di TFOS, organizzazione non profit internazionale con sede a Boston, dedicata alla salute oculare (2016-2022).

Le sue passioni spaziano dallo sport alla musica: gioca a calcio e a padel, ama la vela, il trekking e gli scacchi, e suona il pianoforte e la chitarra. Ha raggiunto la vetta del Kilimangiaro e percorso il Cammino di Santiago, due esperienze che testimoniano il suo amore per il viaggio, la scoperta e le sfide personali.

Contatti

Pier Paolo è disponibile per keynote, panel e training per il management, nonché per la facilitazione di workshop e corporate off-sites, in italiano, inglese e spagnolo.